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​​via G. Marconi, 4 - Fuipiano Valle Imagna (BG)

La Madonna "dei Bergamì"

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"NELLA PARROCCHIALE IL SALUTO DEI BERGAMINI"
Chi non ha alle spalle una festa grande nei prati? E chi non ricorda magari una processione, momento centrale di quella festa? Chi ancora può negare di avere vissuto, magari nell'infanzia, ore diventate immagini che riempiono il cuore, e fanno venire il desiderio di raccontare la storia delle generazioni che si sono succedute dentro quella festa? Coraggio, non è tempo solo di nostalgia: le feste grandi di quel tipo si sono diradate; ma sopravvivono reali, non consumati e cari ricordi dell'altro secolo. Volendo si possono rivivere come se il tempo non fosse scivolato via tanto rapido.
La prima domenica di settembre per esempio andiamo a Fuipiano. E' il giorno della "festa granda" dedicato alla Madonna del Rosario. Stando al calendario la si dovrebbe festeggiare un mese più tardi, il 7 ottobre. E per decenni infatti la si festeggiò in quel periodo. Ma ai malgari divenne pesante attendere quella data per ringraziare la Madonna e poi "scaricare il monte": dopo i mesi passati al lavoro con le mandrie sui pascoli di Pralongone o della Piacca e su tutti gli altri che separano la Valle Imagna dalla Val Sassina o dalla Valle Taleggio, urgeva il bisogno di scendere in pianura, per svernare con il bestiame. La produzione locale di foraggio era insufficiente ad alimentare tutto l'anno il numero di capi allevati. Indispensabile passare l'autunno e l'inverno inoltrato sui pascoli della bassa. Papa Pio X per esperienza conosceva quanto potesse essere dura la vita in quota e concesse (lo testimonia un documento del 1907, conservato in parrocchia) che i bergamì, i imandriani - che erano la maggior parte degli abitanti del paese - anticipassero all'inizio di settembre la festa più importante del paese, quella che conlcudeva ufficialmente la stagione dell'alpeggio. Anche le altre due feste estive erano caratterizzate dalla processione nei prati: il 24 Giugno, ricorrenza del Patrono San Giovanni Battista, e a metà agosto il Redentore, la cui processione riecheggiava quelle veneziane; Fuipiano, avamposto della Serenissima, anche così si contrapponeva a Brumano, milanese. In giugno (talvolta, a seconda di quanto maturi fossero i pascoli) le mandrie cominciavano a risalire dalla pianura, soprattutto dal Lodigiano e dal Trevigliese, facendo soste alla "curva" ,nei grandi stalli sul confine tra osio Sotto e Boltiere o in quelli di Sabbio, e poi a ponte Giurino. Una marcia di due, tre giorni, prima di passare davanti alla chiesa e salire ai prati. per San Giovanni - esauriti gli incontri, i saluti, gli auguri - era il momenro delle preghiere che invocavano una buona stagione sui pascoli domestici:le falci aprivano una pista nell'erba per il passaggio della processione, e il corteo che precedeva e seguiva la statua della Madonna portata a spalle guardato da lontano ricordava le lunghe chiatte dei canali del nord che paiono aprirsi la rotta tra campi e frutteti. Al Redentore si poteva compilare un bilancio preventivo della stagione. Il consuntivo sarebbe stato fatto alla prima domenica di settembre, la festa più importante per la comunità: a Fuipiano arrivavano Fedeli da tutta laValle Imagna, dalla vicina Valtaleggio, anche dalla Valsassina: davvero una "festa granda" che culminava nella processione: che oggi si snoda a metà pomeriggio, quando la luce non conosce sospetti d'ombra; un tempo si muoveva all'imbrunire: bisognava prima dare ai malgari tutto il tempo necessario a ricondurre le mandrie nei recinti o nelle stalle, mungere, cagliare il latte ancora caldo, destinarlo a fare quartiroli. Il ritardo era spesso dovuto anche al protrarsi dell' "asta delle stanghe" per portare la statua della Madonna.
Un'asta che si batte tuttora; qui come dappertutto dove ci sia da portare in processione il trono di Maria o del Patrono. Gli uomini, in rappresentanza delle rispettive famiglie o dei quartieri, si contendono a suon di offerte l'onore di portare la Festeggiata. Non concorrono solo membri della comunità, ma anche "forestieri" la cui presenza accende, come accendeva, i toni del concorso. Vincere l'incanto è motivo di prestigio, di orgoglio. L'esito verrà ricordato. Palcoscenico è il muro del portico della chiesa proteso verso la valle, ricoperta ancora di piode, un edificio splendidamente proporzionato come è per quasi tutte le eleganti chiese delle montagne bergamasche. Palcoscenico di uno spettacolo che ha per protagonista il "battitore": ritto sul muro, concentrato a cogliere anche il più impercettibile segno, che alzi l'offerta, brillante a distribuire battute a pioggia sul sagrato e di provocazioni personali soprattutto verso quanti non mostrino grande prontezza a portare la mano al portafogli.
A Fuipiano il battitore storico è Enrico Invernizzi, più noto come il "Rico degli Uselì", al quale ha fatto seguito Giordano Rota: per i cognomi ufficiali, qui come dappertutto nei paesi bergamaschi, è più agevole fare riferimento ai soprannomi che ai cognomi da anagrafe.
Rico ha incantato stanghe dagli anni sessanta: partendo dalle stanghe denacc, davanti, le più importanti, perchè chi se le metterà in spalla sarà tra i portatori più visibili, e passando poi a quelle posteriori, alla croce astile, al turibolo, alla navicella dell'incenso. Finalmente la processione può partire, ora l'attenzione è calamitata dal trono della Madonna, imponente, che avanza lento dietro al corteo, e si ferma frequentemente, specie in salita, per il cambio dei portatori. Lo sguardo percorre il profilo del Resegone, non lontano. Passa per la mente che questa è la rivincita del popolo semplice, quello che sgrana il rosario, visita i santuari, porta lo scapolare, invoca grazie dai Santi e da Maria. Magari le transumanze avranno fatto il loro tempo, ma le processioni, che esprimono una saggezza umana ed arricchiscono la vita cristiana, sono lontane dal tramonto.
dalla rivista "Orobie", settembre 2005.
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Un tuffo nel passato ... 
Festa della B.V. del Rosario, 1967
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